Quando andrea de carlo ha scritto " giro di vento" , ho pensato, tra
l'altro egli vive da queste parti anche se non è di queste parti, deve
essersi ispirato a questi posti.
sono arrivata qui dopo diversi chilometri, non so quanti, passato
sant'angelo in vado, la città dove federico da montefeltro, famoso "
condottiere" rinascimentale e " creatore" del palazzo ducale di urbino,
trascorse la sua infanzia. terra dei montefeltro, dei brancaleone, degli
ubaldini della carda.
terra antica, carica di fascino.
man mano che salivo sentivo di lasciare qualcosa, immersa tra i boschi e le
curve della strada che infinite ti trascinano in solitaria e completamente
nuova dimensione, non sconosciuta però, ma persa senz'altro e chissà quando,
come quando si passa dall 'ordine al caos e poi di nuovo dal caos
all'ordine.
poi sono arrivata, un cancello e una salita ancora, l'ultima, piccola, e
pieve dei graticcioli mi è apparsa nella sua imponenza di edificio romanico
testimone del tempo, un tempo che risale a undici secoli fa, in tutta la sua
interezza e integrità di storia, architettonica e umana.
la chiesa, la cinta muraria, il piccolo monastero, la rampa di scale esterne
che ti conduce alle comode stanze.
ma prima, sveltamente o lentamente non so, il mio sguardo si è posato sul
luogo attorno. dov'ero? chi era arrivato qui tanti secoli fa e perchè? il
mio istinto primordiale mi ha detto subito: per l'acqua. ho visto quei
monaci cercarla e trovarla l'acqua. "c'è una sorgente" ,mi conferma chi ci
abita qui ora, "e ho creato anche delle cisterne per contenerla".era come
pensavo, dunque.era per questo.
nel mentre allungavo ancora lo sguardo verso l'orizzonte , mi sono girata
e girata ancora fino a compiere un cerchio esatto di 360° : non vedevo una
casa, solo colli montani verdi di boschi fino a perdersi nell'infinito.lo
spazio.il mondo. i monaci sono venuti qui anche per ripararcisi da quel
mondo, ai tempi delle invasioni, dei saccheggi, del caos, qui hanno trovato
l'ordine e ne hanno fondato uno. la storia umana in fondo non è cambiata ,
anche noi vorremmo ripararci dal mondo, e venendo qui ne ritrovi quella
necessità .
la chiesa grande non è stata ancora restaurata, e questo rende il luogo
forse ancora più magico, il resto invece è stato trasformato,
recentissimamente, in diversi comodi appartamenti, in una successione di
leganti stanze, salotti, bagni, e cucine e di sembra di perderti anche lì in
un'infinito di scorci, angoli, archi, viottoli e scale.
ma quello che ammanta è il silenzio. ti prende e ti riscalda dentro.
si parla piano quassù, forse non c'è bisogno neanche della voce ci si
capisce a gesti, a occhi.
il rumore dei nostri passi eccheggia nella volta esterna , un uccello vola
via, un aquilotto forse? allora mi fermo e ascolto. il vento.d'istinto.
così. non vorrei nessuno quassù. mi siedo un secondo anche se non c'è tempo,
poi mi alzo ed è come se fossi seduta ancora, come se tutte le azioni che
svolgo dopo fossero soltanto l'eco di quelle che ho svolto prima in una
successione di immagini che mi attraversano la mente, come in un film che
filmo in prima persona, ed è questa la dimensione nuova che colgo ora e che
colgo adesso ma non mi è sconosciuta, l'ho vissuta da qualche parte solo che
non mi ricordo quando.
quando sono andata via, quando siamo andati via, io e ciro, c'è rimasto
dentro quel qualcosa per tutto il giorno, anche al ritorno, immersi
nell'asfalto e nelle macchine dell'autostrada, abbiamo avuto la stessa
dimensione aerea di spazio e tempo moltiplicato per l'infinito, nonostante
in fondo ci avessimo trascorso solo un'ora della nostra dimensione terrena
e del nostro tempo.
e' questo quello che accade nei luoghi magici, mi dico."
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